Aggiornamenti dal blog

Cari amici del corso,
come state? Spero tutto bene.

Dopo il post di Davide, passo anch’io ad un piccolo aggiornamento sul blog. Sapete già che il mio blog, curiosa di natura, è on line da qualche anno.

Durante il corso ho imparato molto sulla scrittura, ma anche sul SEO (tormentone dei blogger). Mi sono promessa di mettere delle belle immagini, personalizzate, e ci sto riuscendo. La pagina facebook collegata al blog va abbastanza bene.

Ma allora cosa c’è di nuovo? Da qualche settimana ho iniziato l’avventura della newsletter. Durante il corso ne abbiamo parlato: ho fatto domande, ho trascorso una giornata in compagnia per imparare ad utilizzare uno dei programmi per le newsletter… et voilà, la prima newsletter è partita lo scorso 20 aprile 🙂

La mia idea, visto il numero dei post che pubblico, è di mandare 2 newsletter al mese, possibilmente a date fisse (il 15 e il 30 di ogni mese, per esempio).
Per iscriversi alla newsletter c’è un apposito form sulla colonna destra del blog e una sezione sulla pagina facebook.

newsletter

Anche la newsletter ha il suo perché 😉

Spero che altri abbiano apportato novità ai loro blog o ne aprano presto uno (come ha fatto Davide!). Fateci sapere!

E ora che arriva la bella stagione, perché non ci si vede per un aperitivo o una pizza? Il cibo è il tema di Expo e del 2015: quale migliore occasione?! 😉

Un saluto a tutti 🙂

Aggiornamenti

Ciao a tutti,

È da un po’ che non ci sentiamo; volevo aggiornarvi riguardo principalmente due novità di cui vi avevo già parlato nel post “Quello che avrei voluto dire“.

Numero 1. Il mese scorso sono andato a Torino per tentare il test d’ammissione alla scuola Holden. Qualche giorno fa ho saputo di essere stato ammesso, l’anno prossimo frequenterò il biennio di storytelling 🙂

Numero 2. Ho aperto il mio blog da due settimane circa, si chiama persotralerighe, ho già pubblicato due racconti, due “chiacchiere il libreria” e una recensione. Per diffondere i contenuti ho pensato ad una pagina Facebook. Dateci un’occhiata (please) e ditemi cosa ne pensate (del blog o dei vari articoli, qui sotto o nei commenti ai post, fate voi 🙂 )

Voi come state? Qualcuno ha aperto un blog o fatto qualcosa di interessante? Fatemi sapere.

A presto,

Davide

Aprire un Bike Blog?!?

Titolo del Blog: Il Web e l’arte della manutenzione della bicicletta
Descrizione: uno spazio e una comunità ‘low profile’ di ciclismo urbano. Consigli, segnalzioni e suggerimenti per i non-iniziati.
Keyword: bike, urban, milano, bicicletta, fixed, ciclabili

BiciScritta

WordsBike. Non ricordo la fonte, se qualcuno ha qualcosa in contrario alla pubblicazione, me lo faccia sapere!

Obiettivo

Un blog sul ciclismo. Ne è pieno il web. E anche qualche fossa quindi, se mai dovessi decidere di cimentarmi in tale impresa, opterei per un approccio particolare: rivolgermi al ciclista urbano convinto e perseverante ma un po’sfigato. Infatti una caratteristica ricorrente dei blog dedicati al ciclismo è una certa spocchia (quasi arroganza) nei confronti di chi non si dimostra – non viene condiderato – all’altezza.

Il ciclistica inetto nella manutenzione ordinaria, totalmente ignaro del preciso funzionamento meccanico di tutte le parti ma decisamente preparato sui nomi dei componenti, sulle marche migliori, sui materiali di maggior pregio e relativi prezzi. Ma che quando si trova a dover tirare un freno o ‘smagliare’ una catena va nel panico più totale. Che quando ha finito di cambiare una camera d’aria, sembra che in cantina sia esplosa una bomba. Attrezzi sparsi ovunque, mani nere di grasso e polvere che manco il Cif (i guanti sono per i dilettanti…). E si ritrova congelato o sciolto – secondo stagione – dopo un paio d’ore di smadonnamenti, birra e sigarette.

Il ciclista che usa tutti i giorni la sua urban-bike, ma non ha in cantina anche una super bici in carbonio da 5000€ per uscire alla domenica per la sgambata di 180Km; e neanche una super accessoriata da trekking con cui esplorare luoghi esotici ad ogni vacanza, ponte e weekend.

Connotazione geografica

Focus principale su Milano e dintorni con segnalazioni di problematiche di caraterete generale su norme e urbanistica, sui migliori prodotti e servizi legati al territorio e commenti qualificati su negozi e fornitori.
A tendere riuscire a creare un network europeo sul ciclismo urbano.

Contenuti

Oltre ad argomenti radicati sul territorio e valutazioni su prodotti e servizi, i contenuti generati avranno come scopo anche quello di aiutare il ciclistica nelle piccole operazioni di manutenzione.
Tutorial di base con terminologia chiara e comprensibile anche per i non-iniziati. Incoraggiare gli utenti a postare i loro interventi tecnici per aiutare altri a risolvere i problemi, senza spocchia e senza far sentire nessuno inadeguato. Individuare i migliori canali You Tube dedicati alla manutenzione e attinenti alla mission, cercando di instaurare un rapporto duraturo e a cui poter chiedere tutorial on demand.
Consigli su acquisti online segnalando i migliori venditori e le promozioni più convenienti. Guida ai materiali e al giusto equipaggiamento, sia come abbigliamento che come attrezzi da officina o da portare con sé per affrontare piccole emergenze quando si esce. Segnalare i migliori accessori, insegnando a distinguere tra il gadget inutile e costoso e l’accessorio veramente utile, valutando attentamente il rapporto qualità/prezzo.
Condivisione di percorsi urbani segnalando tutte le difficoltà e come evitarle (cantieri, buche, strade sconnesse…). Segnalazione delle migliori o peggiori piste ciclabili e di itinerari extra urbani per le gite domenicali.

Social Media

Aprire una fan page su Facebook legata al blog con pubblicazione automatica dei post e con commenti aperti ma moderati. Una pagina da far crescere gradualmente, iniziando a coinvolgere le persone che si conoscono nella vita di tutti i giorni, in modo che i nuovi arrivati trovino una comunità attiva e partecipativa. Non solo di utenti ma anche di ‘addetti ai lavori’, (negozianti, fornitori, giornalisti) in modo da rafforzare credibilità e autorevolezza.
Una crescita da raggiungere senza spammare il profilo con news, inviti, eventi e post ‘ad minchiam’ atti  solo ad acchiappare click e senza comprare ‘like’.

Creare un profilo Instagram. Anche il ciclista inetto è vanitoso e fiero, spazio quindi a foto artistiche delle proprie bici e dei luoghi esplorati.

Motore. Ciak. Azione! Assaggi di un progetto

Che gli dei dell’Olimpo mi fulminino per aver deciso di inaugurare il nuovo anno con un originalissimo post dedicato ai buoni propositi ma non ho alternative, sperando che il 2015 sia davvero l’anno della svolta, foriero di novità e miglioramenti che portino con sé un pizzico di felicità di più. Sulla scia della positività ho perciò pensato di passare dalla teoria alla pratica, iniziando ad attivarmi per concretizzare uno dei miei finora irrealizzati sogni nel cassetto quindi… diamo aria alla mobilia e apriamo questo benedetto blog!

Alla carica!!!!

Questo è lo spirito iniziale…spero la fine sia migliore!

Belle premesse, belle intenzioni ma, di fatto, a che punto è il mio progetto? Armata di libri e manuali relativi alla scrittura per il web e a WordPress, ho iniziato l’annosa ricerca di un nome per il blog e le mura della mia cameretta sono ben consce della difficoltà dell’operazione, essendo state testimoni delle dolci maledizioni indirizzate ai domini già esistenti. La sottoscritta, però, non demorde e la caccia continua.

Caccia al tesoro per il nome del blog

Un viaggio epico alla ricerca di un nome…

Più semplice è risultata invece la scelta dell’argomento e l’impostazione del piano editoriale, rispecchiando la mia ancorata e arcinota passione per il mondo della cosmesi e della moda: aspettatevi post dedicati alle recensioni dei prodotti acquistati, alle news riguardanti gli ultimi lanci sul mercato e all’effettiva realizzazione di make up testati sulla mia pelle. Per garantire buoni contenuti dal punto di vista visivo, mi sono iscritta a un corso di fotografia di base in cui avrò l’occasione di imparare a sfruttare appieno le potenzialità della Reflex (ma chi voglio prendere in giro? In realtà il mio obiettivo è quello di trovare il mio lato migliore per diventare la regina dei selfie su Instagram…).

Selfie Queen

Amica, non ti temo!

Ore e ore di lezione in università mi hanno insegnato che, per avere successo, bisogna saper differenziare la propria offerta: un principio della scienza economica che può essere ben traslato alla dimensione della presenza sul web. Ho perciò pensato di arricchire periodicamente il blog con post riguardanti argomenti che esulino da quelli trattati principalmente e che riflettano altri miei interessi, come la musica, la lettura e il desiderio di condurre una vita sana, anche grazie al fitness.

Perché non darvi un assaggio di un potenziale post dedicato proprio a quest’ultima tematica?

Anno nuovo, vita nuova e tanti bla bla bla…basta! Meno parole e più fatti: è con questo rinnovato spirito che mi sono trascinata ad iscrivermi in palestra, intenzionata a intraprendere un percorso di attività fitness che mi porti a condurre una vita più sana e a non ritrovarmi ad ansimare come una forsennata per essermi inerpicata sulle altissime scalinate delle stazioni della metropolitana, dell’università o di qualsiasi altro luogo pubblico (e prometto che, anche a casa, smetterò di prendere l’ascensore per spostarmi di un solo piano…).

New year, new you!

Yeah!

La scelta è ricaduta su una palestra vicino a casa nella quale potrò recarmi accompagnata da una fidata amica che, sicuramente, mi incoraggerà a non abbandonare l’impresa e a uscire dalle mura domestiche anche quando Poseidone deciderà di scatenare la sua furia con fulmini e rovesci in un posto in cui il bacino d’acqua più consistente è rappresentato dal Naviglio Martesana. La decisione è dipesa anche dalla proposta di corsi fitness, tra i quali compaiono la mitica Zumba, Aerodance e Movida Fitness: ballerò al ritmo delle peggiori tamarrate degli ultimi anni e suderò come nemmeno un milanese in giacca e cravatta in pieno luglio.

Sudore in città

Tutto questo, in palestra, sarà giustificato.

Ho già provato in passato l’esperienza della palestra e, nonostante i miei commenti al riguardo siano per la gran parte positivi, mi ritrovo a dover fare alcune osservazioni dal tono maggiormente negativo. Partiamo dall’analisi di alcune categorie di persone moleste e portatrici di disagio che popolano le sale di questo luogo di benessere (o tortura?): se frequentate l’ambiente vi sarete senza dubbio imbattuti in maestri esageratamente esaltati che, invece di invogliare a impegnarsi al massimo nell’esercizio, provocano un estremo nervosismo che è possibile scaricare solo durante il benedetto e da me adorato corso di Fitbox.

Bodybuilder esaltato

Aiuto…

Come dimenticare poi il classico esemplare dell’uomo polipo che, insieme ai propri simili, si assiepa al di fuori della sala fitness, rigorosamente aperta o al massimo protetta da un’utilissima parete a vetrata, scommettendo sulla sua prossima preda, accuratamente selezionata tra le malcapitate partecipanti al corso? Che poi, ammettiamolo, a parte poche e inspiegabili ragazze che riescono a risultare perfette anche nel bel mezzo di una sessione cardio equiparabile a una sauna finlandese, chi di noi apprezza occhiate indiscrete mentre abbiamo i capelli incollati alla faccia e i pochi resti di mascara fuggiti allo struccante colati sulle guance?

Ragazze in palestra

Belle entrambe: una più reale, l’altra meno.

Quest’anno nulla mi scoraggerà e nemmeno l’eventualità di un incontro con i personaggi appena citati mi porterà a preferire la comodità dei morbidi e invitanti cuscini del divano. Per questa settimana non vi tedierò oltre… che l’avventura abbia inizio e vi rimando al prossimo appuntamento con la rubrica dedicata al fitness: tanti consigli sul miglior abbigliamento da palestra sono in arrivo sui vostri schermi!

A presto,

Martina

Spero che questa piccola degustazione sia stata di vostro gradimento. Non appena il mio blog personale vedrà la luce ne darò avviso anche qui su holdenpiemonte.worpress.com, in modo tale che chi tra voi vorrà, potrà seguirmi e accompagnarmi nel mio nuovo ed emozionante viaggio, fatto di appuntamenti settimanali e di straripamenti e divagazioni sulle principali piattaforme social, quali Facebook, Twitter e Instagram. Vi ringrazio per la compagnia fattami finora e per tutti gli insegnamenti ricevuti durante gli incontri del corso: ora sta ad ognuno di noi saperli utilizzare al meglio e realizzare così i nostri sogni. A domani,

Martina

Quello che avrei voluto dire

Ciao a tutti.

Mancano tre giorni all’ultima lezione del corso e voglio raccontarvi i miei obiettivi futuri per quanto riguarda il mio ipotetico blog e la relativa content strategy, ma per svolgere meglio il mio compito credo che dovrò tornare con la mente ai primi dieci minuti del corso e cercare di riassumere le cose che avrei voluto dire nella mia presentazione e che non ho detto a causa di un misto di timidezza e mancanza di tempo.

Riassunto delle puntate precedenti

Scuola

Ho frequentato un istituto per geometri. Questo tipo di scuola non mi è mai piaciuta e sinceramente non riesco proprio a spiegare il motivo della mia scelta: forse ero ancora immaturo, forse ho subito dei condizionamenti esterni o forse è solo uno dei tanti sbagli che si commettono. Non ho mai trovato alcun interesse per le materie tipiche dell’indirizzo e, purtroppo, ce n’erano parecchie (costruzioni, estimo, disegno, impianti, topografia…). Tra alti e bassi sono riuscito a portare a termine gli studi, superando l’esame di maturità con un buon voto che ho ottenuto grazie al fatto di essermi focalizzato e concentrato al massimo sulle materie umanistiche. Come tesina da presentare all’esame, non ho scelto un argomento tecnico, bensì un mio racconto, che ho letto davanti alla commissione, riflettendo sul periodo del dominio nazi-fascista. Fortunatamente la mia idea, alquanto singolare, di approfondire un argomento umanistico in un istituto tecnico è piaciuta alla commissione e ho ottenuto un punteggio di 97/100 🙂

E adesso?

L’entusiasmo per il risultato ottenuto, che è stato per me motivo di orgoglio e autostima, è stato schiacciato dalla domanda “E adesso?”. Quindi ho iniziato a cercare e ricercare una facoltà universitaria adatta a me: ingegneria e architettura sono state scartate immediatamente, non voglio mai più sentir parlare di cose del genere; forse avrei potuto scegliere giurisprudenza, a scuola mi piaceva diritto, ma c’era qualcosa che non mi convinceva; Lettere? forse avrei potuto scegliere lettere, mi piaceva italiano, la letteratura, mi piaceva scrivere, ma ancora una volta sentivo che non era la scelta giusta. Un errore è più che sufficiente. Un giorno qualcuno mi disse “Non pensare a nient’altro e dimmi cosa ti piace fare.” “Scrivere” risposi. Però non c’è una scuola per questo, no?

Il miraggio Holden

Trovai il sito della scuola Holden l’estate scorsa e capii subito che era la scuola adatta a me. Un biennio in cui si studia la scrittura, ci si confronta con persone che condividono gli stessi interessi, un ambiente aperto in cui coltivare la propria passione. Primo problema: le iscrizioni erano già chiuse. Secondo problema: supera la selezione un ragazzo su dieci. Ad agosto andai a visitare la scuola; ho visto le aule, i corridoi, il cortile interno che avrei voluto diventassero la mia scuola. Ho parlato con due ragazzi del personale della didattica e ho capito due cose: quella era davvero la scuola che faceva per me; io non ero ancora pronto.

Quindi?

Ho deciso che avrei provato ad entrare nella scuola Holden l’anno dopo, partecipando quindi alle selezioni che ci saranno tra circa tre mesi. In questo periodo ho fatto scelte e attuato cambiamenti importanti (che vi evito per non aumentare esponenzialmente la lunghezza di questo post), che hanno avuto esiti positivi; inoltre sto leggendo di più, cercando di migliorare il mio stile di scrittura e vorrei tanto aprire un blog.

Blog: idee, dilemmi e ripensamenti

Perché?

  1. Vorrei aprire un blog per diffondere e condividere i miei racconti, i miei pensieri sui libri e sulla scrittura con persone che condividono i miei stessi interessi.
  2. Credo che gestire un blog possa aiutarmi a migliorare il mio modo di scrivere e di comunicare.
  3. Credo che avere un blog mi stimoli ad essere più operativo e propositivo, dovendo rispettare delle scadenze.
  4. Credo che possa essere una sorta di “allenamento” per la scuola Holden.

Cosa?

Principalmente intendo pubblicare sul mio blog post che rientrino in queste categorie:

  1. Racconti.
  2. Recensioni.
  3. Pensieri più generali sui libri o sulla letteratura, una categoria che penso di chiamare “chiacchiere in libreria”.
  4. Altro (extra, articoli diversi, forse più focalizzati sulla scrittura o sui sondaggi, o idee che adesso sono molto fragili e che posso sviluppare un un secondo momento). Quindi, a conti fatti, le ipotetiche categorie possono essere considerate tre.

Come?

Dopo avervi illustrato sommariamente il mio “progetto blog”, parliamo finalmente della strategia di contenuto.

I post che vorrei pubblicare richiedono tempo per essere realizzati, in quanto sono testi narrativi, che necessitano di più tempo e risorse dei testi informativi o argomentativi, oppure sono recensioni, che presuppongono la lettura attenta del libro e la stesura del testo. Quindi ho pensato di poter sostenere, a livello tempistico, il seguente prospetto:

– Ogni settimana pubblicherò un post nella categoria “chiacchiere in libreria”.

– Ogni due settimane pubblicherò un racconto.

– Ogni due settimane pubblicherò una recensione.

Quindi ogni settimana ci sarà un post di argomento generale più una recensione o un racconto in modo alternato. Ovviamente valuterò meglio le tempistiche in corso d’opera, questa è l’intenzione. Per diffondere i contenuti ho pensato ad un’apposita pagina Facebook e Twitter con cui informare i lettori. Per pubblicizzare il blog penso di realizzare un guest post per il sito PennaBlu.

Per quanto riguarda il SEO e il posizionamento sui motori di ricerca, ho le idee un po’ confuse. Credo di dover puntare sulle keyword “racconti”, “blog di racconti”, “recensioni” o forse altre come “scrittura creativa” e “libri da leggere”.

Dubbi e Dilemma

I dubbi che ho rispetto al blog riguardano la parte estetica: tema, immagini, logo.. Non riesco a immaginarmi lo stile, il carattere che vorrei per il mio blog.

Il vero DILEMMA però riguarda il nome per il blog.

Questa scelta mi spaventa molto perché è l’unica che non potrò più cambiare e sono molto indeciso.

Dunque, i requisiti che vorrei, non per forza tutti, sono: il mio nome, una sorta di SEO-friendly, qualcosa di suggestivo, che crei un’immagine. Ad esempio, alcuni blog che seguo si chiamano: pennablu, galassiacartacea, atelierdeilibri, sanguedinchiostro.

Ho pensato a tantissimi potenziali nomi, ma non riesco a decidermi; quelli che più mi convincono sono: davideracconta e pensieritralerighe, ma ho pensato anche a universotralerighe, monditralerighe, persotralerighe, caostralerighe, letturetralerighe, leggeretralerighe, tante cose tra le righe insomma; in effetti mi piacciono anche questi perché creano un’immagine, che posso usare anche per la grafica del blog.

Come vedete, ho un disperato bisogno di consigli.

Un abbraccio,

Davide

Baratto di saperi tra generazioni (e culture) distanti tra loro

Contaminazione culturale

Scrivere per connettere persone che inconsapevolmente si cercano: io giovane metto a disposizione il mio sapere in tema di social media, tu saggio professore in pensione mi dai lezioni di filosofia; io giovane ti cerco e prenoto le vacanze che cerchi senza passare dall’agenzia di viaggi, tu mi dai lezione di maglia e cucito; io ti imposto il sito del laboratorio di falegnameria, tu mi insegni a creare un armadio, e via dicendo: baratto di saperi tra generazioni tra loro distanti.

Il progetto in divenire di cui ho già accennato su questo blog, “Our Eyes above bosses”, riguarda anche questo: creare connessioni tra giovani talenti e buoni leader di un’altra generazione, per un futuro migliore, anche nel piccolo. L’obiettivo di “Our Eyes Above Bosses” è creare una nuova cultura di leadership, positiva, colta, propositiva, civile e lungimirante, partendo dai nostri posti di lavoro.

Come rintracciare questi bisogni? Tramite un blog aperto alla conversazione tra lettori…
Logo di Our Eyes Above Bosses

Strategia (in breve) per il blog “Share&Culture”

  1. CONTENITORE E CONTESTO – Creazione del sito OurEyesAboveBosses.com: cos’è e obiettivi; risultati della survey sulla leadership condotta su giovani tra i 18 e i 35 anni (in corso), pubblicazione della ricerca (in corso di stesura) e delle interviste (in corso), bibliografia, link a materiali utili su leadership, formazione ed educazione; calendario di tavole rotonde, brainstorming, video-caht; contatti.
  2. IL BLOG – Il sito conterrebbe il link al blog “Share&Culture“, specifico per il progetto di condivisione e scambio di saperi tra generazioni differenti.
  3. DIFFUSIONE DEL CONTENUTO E CHIAMATA ALL’AZIONE – Utilizzo di FB e Twitter per la segnalazione del blog; coinvolgimento di amici, colleghi, professori e docenti, con emails e post che descrivano il progetto; richiesta di passaparola per il coinvolgimento di eventuali persone che non hanno accesso a internet e che abbiano da insegnare (soprattutto terza età / pensionati).
  4. INTERVALLO TRA UN POST E L’ALTRO – Pubblicazione di una media di un post ogni due giorni: lunedì, mercoledì, venerdì. I post consisterebbero in: eventuali esempi esistenti, anche fuori dai confini italiani e produzione di esempi-modello che possano facilitare idee di scambi culturali. Ogni post chiama il lettore all’azione: “pubblica idee” / “segnala persone” / “segnala quel che vorresti imparare / potresti insegnare”, “segnala persone che potrebbero insegnare / cosa”.
  5. CONNESSIONI – Le conversazioni conoscitive rimangono sul blog, con possibilità di scambio di email o contatti FB / Twitter per concordarsi sul baratto di saperi e l’approfondimento della relazione di maestro-discepolo e discepolo-maestro.
  6. FOLLOW UP – Raccolta di feedbacks e condivisione delle esperienze di baratto.

Ciao!

Natasha

 

I propositi virtuali per l’anno nuovo: Retablo di parole

La blogosfera conosce da anni il fenomeno delle recensioni letterarie scritte con ingenua passione dai famosi booklovers. Persino io, che inizialmente ho snobbato la povertà di contenuti di certi blog “letterari”, alla fine ho ceduto al fascino e – in certi casi – alla seria utilità di determinate pagine web. Da fruitrice sono diventata, finalmente, anche produttrice di recensioni letterarie: l’anno scorso, esattamente in questo periodo, aprivo il mio Retablo di parole, che non ha mai fatto sentire la sua voce in giro, complice soprattutto la timidezza della sottoscritta, che non si arma di coraggio nemmeno con la sicurezza che dovrebbe scaturire da uno schermo del computer, né si premura di adottare una tecnica pseudo-pubblicitaria.

I contenuti

Una volta aperto il blog, in realtà, non avevo la certezza di quali recensioni volessi fare: mi ero posta come obiettivo solamente l’esclusione di libri fin troppo conosciuti dal grande pubblico. Ma nel frattempo mi sono trovata a collaborare con due siti diversi, uno pertinente il campo strettamente letterario, e l’altro dedicato al mondo dei fumetti. Ho quindi deciso di considerare il blog come una sorta di portfolio virtuale, dove tenere in ordine tutte le mie recensioni che si diffondono sul web per vie diverse.

Home page 'Retablo di parole'

Home page ‘Retablo di parole’

 

Il nuovo piano editoriale

Conseguite le competenze necessarie per rendere più professionale il blog grazie al corso, ho deciso di dare un’aria competente al mio Retablo.

Partirò dall’estetica: attualmente la pagina si presenta con delle immagini tonde in bianco e nero delle varie copertine di libri recensiti: passando il mouse sopra la copertina prescelta, essa acquista colore e diventa cliccabile. Credo sia il momento di dare un aspetto grafico meno fanciullesco, che preveda magari un’anteprima del testo della recensione; inoltre, vorrei scegliere dei colori meno tenui, puntando su un blu cobalto – che ricorda quello di alcune testate giornalistiche, come Internazionale o La Repubblica o Il Corriere.

Per quanto concerne la pubblicazione dei post, mi atterrò a uno schema ben preciso: quattro pubblicazioni mensili (idealmente, una a settimana), di cui almeno due recensioni di libri, una di fumetti e infine la rubrica che tengo su un altro sito, Resistenza dell’indipendenza, che si occupa di indagare la realtà delle librerie indipendenti milanesi. Mi piacerebbe poi inserire una rubrica personale, ma sempre inerente il settore editoriale (magari inerente i miei studi). Gli extra potrebbero essere delle interviste con autori o i resoconti di conferenze stampa.

Non credo sia utile la creazione di una newsletter per il tipo di blog che vorrei gestire; ma potrei muovermi sui social network, creando una pagina Facebook per interagire con i miei lettori (scambiandoci pareri letterari, chiedendo loro che recensione preferirebbero leggere sul blog ecc…), collegando il mio account Twitter al blog, in modo da tweettare il link del nuovo post appena pubblicato e pubblicando la recensione anche su aNobii.

Una strategia di contenuto per blog

Scrivere un blog è bello, nella natura è meglio. Una possibile strategia di contenuto e buoni propositi per l’anno nuovo per un blog immerso nella natura 🙂

Siamo quasi alla fine del nostro corso di scrittura digitale. Provo a scrivere una strategia di contenuto per (il mio) blog.

Il mio blog, curiosa di natura, è nato tre anni fa, in un momento di crisi esistenziale e di salute precaria. Come succede a molti, la scrittura è terapeutica e tenere un blog ha aiutato la mia mente, la mia salute e il mio animo a riprendersi.

scrivere un blog

Scrivere un blog è bello, nella natura è meglio! Motto di curiosa di natura 🙂
( foto )

Nel primo anno ho imparato ad usare WordPress: scrivere post, mettere immagini, link, filmati, cercando di migliorare giorno dopo giorno.

Nel 2013, con l’aiuto di un’amica giornalista, ho sistemato le categorie del blog. Era iniziato in uno “stato confusionale” ma poi ho deciso di dargli un taglio personale-professionale e di occuparmi delle categorie: animali, ecologia, eventi, natura bio, stili di vita e recensioni.

Il 2014 è stato un anno importante per il blog: dopo aver acquistato il dominio, ho trovato anche (e finalmente, tra tanto cercare) un tema che mi piace.

Per quanto riguarda il contenuto, la scorsa estate ho ideato la rubrica “natura e lettura” per scrivere qualcosa di più leggero nei periodi di vacanza. Mi piace leggere e annotare delle frasi che poi ripropongo assieme ad un’immagine e a una domanda per riflettere, ma in modo più soft.
Ecco un esempio.

Un’altra cosa che mi piace sono i modi di dire. Per questo ho creato anche la rubrica “perché diciamo” nella quale cerco di analizzare i modi di dire che riguardano animali e piante. Per ora ho parlato di lupi e di oche.

La strategia di contenuto per il futuro prevede di bilanciare i post nelle diverse categorie e portare avanti le due rubriche. Forse ne nasceranno anche di nuove, chissà: il blog si evolve continuamente. Cercherò poi di non perdere di vista il SEO, anche se resta la parte (secondo me) più difficile…

Ultimissima novità: ogni mese, scelgo una foto e una frase che hanno a che fare con la natura e l’ambiente (spesso la frase contiene proprio la parola “natura”, parola chiave del blog).

Ho deciso di creare una versione apposta per i lettori, per chi la gradirà, scaricabile gratis dal blog, ovvero “pagando con un tweet” o una frase su facebook… Spero che funzioni, dato che non sono esperta di design e di informatica, ma ci provo e vediamo cosa succede!

Questa la storia del mio blog e i (buoni?) propositi per l’anno nuovo.
Cosa ne pensate? Avete suggerimenti, idee, proposte, critiche? Lasciatele qui sotto, ne farò tesoro.

Buon Anno a tutti

Buon Anno a tutti. Green e pieno di blog.

E ancora tantissimi auguri di buon anno a tutti! Spero sia ricco in salute e pieno di felicità, perché credo che ci sarà richiesta molta forza d’animo e coraggio! Buon anno a tutti, green e pieno di blog! 🙂

I don’t miss you baby, and I wanna miss a thing

Non ho la patente. Memore di un brutto incidente avuto a 17 anni, ho lasciato che il progetto di imparare a guidare cadesse nel dimenticatoio ancora prima di poterlo intraprendere.

Questo spiega perché il mio caro papà Carlo, mosso da uno spropositato amore verso la povera figlioletta non motorizzata, sia disposto ad abbandonare le coccole delle calde mura domestiche e affrontare un clima da habitat dei Polaretti Dolfin per venirmi a prelevare alla stazione della metropolitana ogni qualvolta torni dalla grande Milano.

Stazione Metropolitana Bussero

L’amena stazione da cui prendono avvio le mie giornate

Uno slancio di gentilezza che ha ben due risultati: chilometri e chilometri (800 metri?) di fredde e inospitali strade risparmiatimi e un tragitto verso casa che si trasforma in una buona occasione per condividere la nostra passione per la musica ascoltando l’unica emittente che quasi sempre soddisfa i nostri gusti, Virgin Radio. Così il papà si esalta per i Procol Harum e i Rolling Stones e la figlia, pur non disdegnando le preferenze del genitore, per i più moderni Arctic Monkeys, Blur e Strokes.

“Buongiorno amici, il tema di oggi è ‘Di quale gruppo del passato non sentite la mancanza?’; rispondete inviandoci un messaggio al numero 333evattelapesca”. Ed eccomi a pensare che l’argomento del giorno proposto dai due dj del programma Virgin Generation non sia niente male e possa ben ispirare un nuovo post.

Virgin Radio on the Autoradio

Virgin Radio on the Autoradio

Dopo aver consultato il Sig. Carlo sulla questione, ricevendo come risposta “I Gufi e tutti quelli che ascolta tua mamma”, ho iniziato a pormi io stessa la domanda, stilando una lunghissima lista mentale di band e cantanti che, a loro tempo, hanno popolato le mie più recondite fantasie omicide, portandomi a elaborare inconfessabili elucubrazioni su come eliminare dalla mia testa e, soprattutto, dai palinsesti un’orda di insopportabili motivetti così orecchiabili da diventare tormentoni.

Con la voce impostata e deliziosamente radiofonica di Lelio Luttazzi, sono orgogliosa di presentarvi la mia Hit Parade del peggio del peggio offertoci negli ultimi anni dall’industria musicale mondiale (anche se, con mio gran rammarico, la maggior parte dei soggetti citati sono italiani… ma di sicuro ciò è giustificato dal fatto che le cose a noi più vicine sono quelle che conosciamo meglio, non trovate?).

5ive (si legge Five) – Boy band molto nienties, rappresenta la risposta inglese (e decisamente più sfigata) agli americani Backstreet Boys, distinguendosi per il nome originalissimo (non pretendo exploit in stile Le luci della centrale elettrica ma, acciderbolina, un filo di fantasia in più non guasterebbe) e per il tentativo fallito di produrre una cover di “We will rock you” dal sapore più tamarro. La maledizione del nome colpisce purtroppo anche un membro della band i cui genitori erano forse appassionati di sistemi di sicurezza per automobili: ABS.

5ive

Volti pieni di trasgressione e ribellione…

Mai sputare nel piatto in cui si è mangiato, giusto? Ebbene sì, lo confesso: privata del permesso di andare al concerto dei Backstreet Boys e delle Spice Girls, ho ripiegato proprio sui 5ive. Per tranquillizzarvi vi comunico che ho già provveduto all’autoflagellazione e a ore di punizione inginocchiata sui ceci.

Lollipop – Lanciate da uno dei primi magnifici talent show dell’altrettanto magnifica TV nazionale, Popstars, il quintetto si è dilettato nella creazione di ben una canzone di successo che non ha però mancato di tartassare le nostre povere orecchie per l’intera durata dell’estate 2002. Riproposte sul mercato nel 2013 con il brano “Ciao (Reloaded)”, presentato nei benauguranti studi di Barbara D’Urso, le Lollipop si sono quindi eclissate alla stessa velocità con cui Bolt percorre i 100 metri piani.

Lollipop

Le Spice Girls ci fanno un baffo…

Ragazzi Italiani/Neri Per Caso – Non so cosa spinge la mia mente ad associare i due gruppi ma tant’è. Che dire se non che uno dei componenti dei Neri Per Caso mi ha sempre terribilmente ricordato uno dei pasticceri del negozio sotto casa e che ho ancora incubi sull’esibizione sanremese dei Ragazzi Italiani, in cui si palesano stonature a iosa e giacche che nemmeno i Duran Duran dei tempi d’oro avrebbero osato indossare?

Ragazzi Italiani e Neri Per Caso

Esempi di macho italiano

Gazosa – All’epoca nessuno se ne accorse ma questi frizzanti ragazzini sono stati dei veri precursori dei trend del futuro, cantando il primo inno dedicato ai siti di incontri online, da frequentare “Every day, every night, every second of my life” (cit. “www.mipiacitu”). Per cui perdoniamo loro quel pizzico di imbarazzo che li accompagnava in ogni video ed esibizione live e riconosciamogli il merito di aver posto le basi della musica 2.0 sul suolo italico.

Gazosa

Che tenerezza!

dARI (non ho sbagliato a digitare, abbiamo semplicemente a che fare con un altro nome originalissimo) – In questo caso è quanto mai vero il detto “last but not least”. Ho deciso di regalarvi il ricordo di questa perla del panorama musicale italiano degli anni 2000 solo perché è Natale e, quindi, sono più buona. In realtà, il mio vero intento, era quello di darvi un’idea per un potenziale gradito dono da far trovare sotto l’albero ai vostri cari (o forse al collega che più odiate, fate vobis).

Il gruppo risulta essere ancora in attività per cui, in questa sede, apro una petizione con la quale richiedere ufficialmente e al più presto la pubblicazione di una nuova canzone che si avvicini il più possibile alla bellezza delle celeberrime “Wale (Tanto Wale)” o “Cercasi Aaamore”. Forza dARI, mettevi al lavoro!

dARI

L’elenco potrebbe continuare ad infinitum, perciò concludo con una lista veloce di personaggi che meritano una citazione ma per i quali ogni commento risulterebbe superfluo. Ecco quindi la categoria dei “Senza parole, solo tante domande”:

  • Las Ketchup – io il balletto lo ricordo ancora e, forse, in qualche filmato delle vacanze pesaresi del 2002 lo riproduco in spiaggia sprezzante degli sguardi interrogativi degli altri bagnanti
  • Luca Dirisio – che sia stata profetica la sua canzone “Sparirò”?
  • Tokio Hotel – esponenti del movimento EMO, non hanno meriti se non quello di ricordarmi pomeriggi in stato comatoso passati sul divano davanti a MTV con l’unico obiettivo di evitare i libri utili per sostenere al meglio l’esame di maturità
  • Raffaella Fico??? (e tanti complimenti al sintetizzatore!)
  • Il Pulcino Pio – lo so, non è un cantante in carne e ossa ma merita una menzione d’onore avendo l’inusitato potere di creare in me un’irritazione peggiore di quella che potrei procurarmi rotolandomi in un immenso campo di ortiche.

Adesso tocca a voi: punti fragola extra in regalo a coloro i quali troveranno altri cimeli musicali di dubbio gusto da condividere con una ragazza alla costante ricerca di band degne delle migliori fiere dell’assurdo da ascoltare nei momenti di tristezza in cui solo il trash può costituire una fonte di consolazione efficace.

Martina

NB: in un’ottica di diffusione del contenuto, ho pensato a questo post come facente parte di una rubrica che avrebbe luogo settimanalmente sul mio blog immaginario, la quale tratterebbe argomenti funzionali a favorire il dialogo e il dibattito con i lettori, esulando per un giorno dal carattere monotematico del blog stesso (che, considerati gli interessi della sottoscritta, potrebbe trattare di moda e cosmesi). I lettori riceverebbero notizia della pubblicazione del post attraverso un sistema di newsletter, anch’esso settimanale, con il quale gli stessi verrebbero inoltre invitati a partecipare al sondaggio dedicato all’argomento del giorno aperto sulla potenziale pagina Facebook del blog. In questo modo si faciliterebbero la condivisione e le conversazioni.

Farsi copiare: un bel consiglio

Ecco un ottimo consiglio:

C’è una paranoia ricorrente di chi produce contenuti: essere copiati. Io credo sia inevitabile, se quello che crei ha un qualche valore per qualcuno. Analogamente, il metodo più sicuro per non essere copiati è creare qualcosa che non interessa a nessuno.

Io non ho mai invece temuto particolarmente questa possibilità, essendo un sostenitore della tesi che dice che la funzione fondante di internet è il copia e incolla, che è molto più “virale” di qualsiasi bottone social presente e futuro. Insomma, è inevitabile. Naturalmente, se c’è qualcuno che con mezzi meccanici ripete i vostri contenuti sul proprio blog mettendoci pubblicità, be’, non dico di essere zen e non dire nulla. Questo è scorretto e amen. Amo il copia e incolla manuale.

Per saperne di più, leggi l’articolo originale.